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Quando parliamo di aeronautica, parliamo dell’insieme delle attività che interessano il progetto, la costruzione e l'utilizzazione degli aerei. Il termine viene anche usato in alcune denominazioni ufficiali come sinonimo di aviazione, nel significato concreto di insieme di persone, cose e servizi riguardanti l'attività aerea (per es. aeronautica militare). In questa voce sono trattati gli aspetti storico-militari, economici, sportivi e giuridici dell'attività aeronautica.
 

Aerei militari

L'uso degli aerostati a scopo di ricognizione aerea da parte francese nel 1793-94 (segnatamente nell'assedio di Maubeuge e nella battaglia di Fleurus) segna l'inizio dell'utilizzazione bellica dello spazio aereo. A essa fu contrario Napoleone I° che sciolse il corpo di aerostieri allora costituito, mentre nel 1859 Napoleone in pensò di usare aerostati nella campagna d'Italia, ma non ne ebbe poi l'occasione. Questa si presentò poco dopo agli americani durante la guerra di secessione (1861-65), e nuovamente ai francesi durante l'assedio prussiano di Parigi (1870-71), allorché oltre 60 aerostati furono impiegati per rompere l'isolamento della città, e lo stesso ministro Gambetta ebbe modo di farsi trasportare oltre le linee nemiche e recarsi nelle province a riorganizzare l'esercito. Vari Paesi cominciarono a costituire appositi reparti di aerostieri: l'Inghilterra nel 1878, la Germania nel 1884, l'Italia nel 1885 {la « Sezione aerostatica » italiana nacque come specialità facente parie della « Brigala mista del 3" reggimento genio », pochi mesi dopo la costituzione del «Servizio aeronautico militare»), Il Giappone nel 1889. Ma la possibilità di usare i mezzi volanti, oltre che per il trasporto e la ricognizione, per scopi più direttamente offensivi si profilò ben presto: è significativo che già nel 1881 un gruppo di nichilisti russi venisse incriminato per aver progettato di montare un'enorme bomba su un aerostato, che poi avrebbe dovuto essere lancialo contro il palazzo dello zar.
 
Nel 1899 la prima convenzione internazionale dell'Aia per regolare i conflitti internazionali si preoccupò anche di vietare «il lancio di proiettili ed esplosivi da palloni o attraverso altri similari metodi », ma era una proibizione destinata a rimanere lettera morta. La sopraggiunta invenzione dell'aeroplano aprì immediatamente prospettive ben più ampie di quelle del limitato e vulnerabile aerostato; l'ufficiale italiano G. Douhet (autore nel 1921 del Dominio dell'aria, in cui si afferma l'assoluta preminenza dei mezzi aerei, in particolare da bombardamento, nelle guerre future) già nel 1909 sosteneva la necessità di formare «una terza branca dell'arte delle guerre, quella che potrà definirsi: l'arte della guerra aerea». La prima occasione in assoluto per l'utilizzo bellico degli aerei militari si presentò poco dopo con la guerra italo-turca (1911-12): il capitano C.M. Piazza effettuò numerosi voli di ricognizione (il primo, il 23 ottobre 1911) ed ebbe modo di mostrare l'utilità dell'aereo anche per rilevare i dati tecnici dei tiri di artiglieria e, comunicandoli a terra, correggere il tiro delle batterie (battaglia di Menni, 26 ottobre, e bombardamento contro l'oasi di Zanzur, 28 ottobre); il sottotenente G. Gavoni realizzò il primo bombardamento aereo della storia lanciando su un accampamento nemico ad Ain Zara comuni bombe a mano da 2 kg(1° novembre); il 23 febbraio 1912 il capitano Piazza effettuò le prime fotografie aeree di guerra con una macchina da ripresa fìssata al velivolo; il 4 marzo, insieme con il sottotenente Gavoni, fece i primi esperimenti di voli notturni, seguiti il 2 maggio e l'11 giugno dalla prima ricognizione e dal primo bombardamento notturni a opera del capitano Marengo. Naturalmente si trattò ancora, in questa guerra come nelle successive guerre bai camelie (1912-13), di episodi alquanto marginali, importanti più per l'indicazione di possibilità future che per i risultati ottenuti al momento. 
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